FUN FACTORY E INTIMALUNA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Ci piace pensare che ogni donna contemporanea sia costantemente alla ricerca della propria identità. Sempre mutevole, in crescita, forte, capace di abbracciare le proprie fragilità e di prendersi per mano. Come Intimaluna, ci occupiamo da anni di intimità femminile. La nostra realtà accompagna l’essere donna nella sua totalità, in molti cicli, dall’adolescenza all’età più adulta. Possiamo affermare con assoluta convinzione, che per difendersi dalla violenza, psicologica, sessuale, subita e autoinflitta, sia molto importante la piena consapevolezza di sé. La conoscenza. 


FUN FACTORY è la nostra gamma di prodotti dedicati alla sessualità. Distribuiamo questa azienda in Italia, affiancando al prodotto, attività di conoscenza e supporto conoscitivo alle donne, tramite la nostra rete di ostetriche, sessuologhe ed esperte collaboratrici. Per noi il sesso non è un atto è un manifesto, per questo vogliamo parlarne in mille modi, perché ogni donna possa trovarci il proprio riflesso.

Per il 25 novembre, Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne, il nostro modo per rivendicare il diritto ad essere donna, in qualsiasi modo ognuna abbia scelto consapevolmente di esserlo, è di regalarvi una riflessione sul Surrealismo e su tre donne che con la loro esplorazione artistica sul genere femminile, hanno urlato al mondo, nei primi del novecento, quanto essere donna fosse reale.
Parlandovi Leonora Carrington, Dorothea Tanning e Frida Kahlo, auspichiamo sempre, che il vostro percorso di vita, sia in costante esplorazione, per ritrovarvi libere nel vento, senza catene e lividi sui polsi.

Intimaluna per Fun Factory

Essere donna non è surreale

Nel 1924, con la pubblicazione del suo primo manifesto artistico, nasce il surrealismo. Tra le numerose particolarità di questa corrente artistica innovatrice, una delle principali è la visione del mondo erotico senza tabù. Il surrealismo punta infatti a una sessualità libera, priva di vincoli e limiti sociali. Rifacendosi alla psicanalisi di Sigmund Freud, questo movimento vuole porsi come mezzo di liberazione dai freni inibitori, scrollarsi di dosso una moralità ormai considerata sorpassata e andare oltre la ragione, così da dare voce all’inconscio. Fu a partire dagli anni Trenta e Quaranta che le donne cominciarono ad inserirsi o ad accostarsi attivamente al movimento. Donne che sfruttarono il Surrealismo per sperimentare e sostenere l’urgenza di liberarsi dai vincoli sociali. Questo fu il tratto che più di ogni altro accomunò le tantissime artiste surrealiste provenienti da realtà geografiche, sociali e culturali profondamente diverse. Il movimento, mirava ad emancipare la società dalle convenzioni imposte dai retaggi culturali, incluso il ruolo esclusivo della donna come moglie e madre.


Così il Surrealismo non rimane una parentesi artistica del Novecento ma arriva fino a noi, grazie a reinterpretazioni femminili che dimostrano il proprio ruolo attivo: la donna, dunque, non è più oggetto passivo da ritrarre e da usare per proiettarvi le pulsioni inconsce, bensì diventa protagonista della produzione. Erotismo, sogno, universo psichico e libertà dalle convenzioni sono i temi che vengono esplorati e proposti nelle opere d’arte. Il corpo e le sue nudità, ritratti in diverse forme e tecniche, diventano espressione dell’inconscio, ci mostrano senza veli ciò che vogliamo tenere nascosto, turbando la nostra apparente maschera sociale.
“Non avevo tempo per fare la musa, ero troppo occupata a ribellarmi alla mia famiglia e a trovare la mia strada di artista”. Così la surrealista Leonora Carrington (1917-2011).

 

 

Il punto di vista sulla sessualità di Leonora Carrington è uno sguardo rivolto verso di sé, verso i propri desideri e il proprio corpo più che verso l’esterno. L’atto del guardare per Leonora Carrington non è una presa di possesso ma un’allucinata introspezione. È un’esplorazione continua del proprio ruolo nel mondo: pur muovendosi in situazioni irreali, i personaggi di Carrington prendono decisioni, stringono alleanze e si fanno un’idea di ciò che li circonda. Se gli uomini del Surrealismo approfondivano i concetti di automatismo e la dimensione onirica senza ricorrere necessariamente alla propria esperienza personale, le artiste del movimento si concentrarono su sé stesse, esplorando la propria interiorità con lo scopo di autodeterminarsi. La psicanalisi freudiana costituì in questo processo un elemento d’attrazione per molte surrealiste, che vi fecero ricorso per liberare l’inconscio e come supporto per raggiungere l’autoconsapevolezza in una società che le limitava fortemente. La ricerca della propria realtà, interiore ed esteriore, si concretizzò nella realizzazione di numerosi autoritratti, assenti nella corrispondente produzione maschile.

Sono opere spesso caratterizzate da una sensuale esplorazione del corpo femminile, come accade in Birthday di Dorothea Tanning (1910 - 2012). Nel 1942 nel suo autoritratto, la pittrice si ritrae a seno nudo con una gonna di radici e una giacca elisabettiana in un labirinto di porte e con uno strano essere dal sapore mitologico, un lemure con le ali. Tanning non fu solamente una pittrice. Quasi mezzo secolo dopo il dipinto che segnò l'avvio della sua vita da artista, pubblicò infatti il suo primo libro, un'autobiografia al quale dette lo stesso titolo del quadro: Birthday. "A volte abbiamo più di un giorno in cui siamo nati", ha dichiarato a questo proposito, "A volte succede qualcosa nel bel mezzo della tua vita che ti fa sentire nuovamente come appena nato, un punto di svolta".


Punti di svolta, spesso dai suoi traumi, ne ebbe molti anche Frida Kahlo. Salute cagionevole, un matrimonio turbolento, aborti e la relativa mancanza di figli, furono motore, spinta espressiva e analitica, verso un arte rivoluzionare e rivendicativa verso sé e la propria femminilità. Autoritratti fedeli o metaforici, Kahlo rifiuta il proprio destino di vittima passiva, intrecciando piuttosto le varie espressioni della sua esperienza in un vitale linguaggio ibrido tra reale e surreale “dipingere è la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”.