Emily Witt, in “Future Sex”

Oggi abbiamo deciso di parlarvi di un recente saggio sulla sessualità (anche) femminile. Grazie al nostro lavoro, siamo sempre in contatto con donne e ci rendiamo conto di quanto spesso i contesti sociali, siano poco affini, giudicanti e in contrasto con il proprio immaginario sessuale.

Le giovani donne, cosmopolite, come affrontano e con che linguaggi si avventurano in nuove conoscenze?

 

Emily Witt è una giornalista investigativa americana che lavora anche per il New York Times, è partita dalla sua esperienza personale per arrivare a scrivere questo saggio che ha l’obiettivo di far comprendere come si siano evoluti il sesso e le relazioni nell’era del web:

“(…) i miei amici credevano con zelo quasi religioso che un giorno sarebbe arrivato anche per me (…) ma sapevo che l’amore non arriva per forza per tutti, man mano che invecchiavo iniziai a preoccuparmi che per me non sarebbe arrivato.”

Dopo la fine di una storia importante, Emily Witt si è ritrovata a gestire una libertà emotiva e sessuale che l’ha disorientata: di fronte all'infinita varietà di esperienza sessuali di colpo a portata di mano grazie a nuovi e insospettabili canali, si è ritrovata priva di un nuovo sistema di regole – sia lessicali che comportamentali – che facessero da guida: era ancora consentito innamorarsi di un partner di letto? E sognare una famiglia? La sicurezza quotidiana era compatibile con la libertà sessuale? Insomma, a vent'anni da Sex & the City e a cinque dal lancio di Tinder, «le nostre relazioni erano cambiate, ma il nostro modo di definirle no». A caccia di un nuovo vocabolario del corpo e degli affetti, la Witt intraprende allora un viaggio che spazia dalle prime agenzie di incontri virtuali al porno femminista, dagli orgasmi durante le sedute di yoga alle politiche sulla fertilità che restano pericolosamente retrograde, e lo fa con uno slancio empatico, con una scrittura intima e radicale degna delle più grandi interpreti della controcultura degli anni Sessanta. 

 

Emily Witt viaggia tra chat erotiche e meditazioni orgasmiche. Così il porno online ha cambiato gli stereotipi femminili.

 

Su Doppiozero.it, magazine culturale, Anita Romanello e Maria Nadotti si domandano: << Quali sono i desideri delle donne? È possibile visualizzarli? Se la pornografia è da considerarsi un nemico in quanto tale, l’unico risultato sarà far vergognare molte più donne dei propri desideri sessuali, sarà imporre ancora una volta un modello da rispettare. Cosa una donna deve essere e come deve pensare. Perché la donna è obbligata a dover essere un essere superiore? E se fosse invece intenzionata a rendere oggetto l’uomo? >>

 

La Witt, nel suo saggio, racconta di come muove le dita tra chat room, meditazioni orgasmiche, app per incontri da vicinanza geografica. Emily Witt ha trent’anni, è single eterosessuale femmina,  mentre cerca di capire cosa sia successo al sesso, soprattutto a quello delle donne nell’era di Internet. Tra OKcupid, LiveJasmin, Burning man, e una nuova-vecchia definizione di poliamore, scopre perché la gente in Rete inscena orgasmi, esibisce corpi imperfetti, confessa desideri inappagati, si libera di vestiti e tabù in stanze private che diventano pubbliche, in finte stanze di cam-girl per lontani voyeur. Perché nessuno si sogna di giudicare, dice.

Una visione del sesso sociologica, che indaga scenari esistenti e legittima (se ce ne fosse ancora bisogno) una ricerca del piacere (critico, di qualità) femminile.

 

Perchè come sempre, noi nel sesso vi raccomandiamo un oggetto, NON DI ESSERE l'oggetto!