Per il sessuologo Ian Kerner, alcuni uomini sono dei veri "analfabeti clitoridei". Molti di loro conoscono meglio cosa c'è sotto il cofano di una macchina di cosa si nasconda sotto il cappuccio di un clitoride! Nonostante le battaglie affrontate negli anni per conferire riconoscimento e legittimità all'orgasmo femminile, è raro l'uomo che abbia la modestia di chiedersi: "Sì. Ma come?".

Nasce da questi presupposti il manuale “Lei viene prima. Guida al piacere femminile” di Ian Kerner

Un manuale godibile e accessibile in cui, con ironia ma anche scientificità anatomica, il celebre sessuologo americano Ian Kerner è pronto a svelare quella che per molti uomini risulta una dimensione misteriosa: l'orgasmo femminile. Nella filosofia "femminocentrica" di Kerner, il cunnilingus, considerato spesso un optional o un preliminare, si rivela come il nucleo essenziale in un rapporto sessuale appagante per entrambi e il modo migliore per condurre una donna attraverso l'intero processo di eccitazione e soddisfazione. Divertente e istruttivo, "Lei viene prima" è una fresca enciclopedia virtuale del piacere, che sfata molti diffusi miti sull'anatomia e sulla risposta sessuale femminile, offrendo la descrizione dettagliata di decine di semplici tecniche.

Ma l'orgasmo, il sesso, la condivisione sessuale di un rapporto, la delusione fisica ed emotiva, può generare in una donna uno stato di “ora basta! voglio tornare vergine!”?

A quanto pare, come ci spiega proprio il sessuologo Ian Kerner, per alcune “vergini di ritorno” è un modo per cercare di sostituire esperienze sessuali negative con altre più positive. Per altre invece è una nuova tattica per la ricerca del vero amore.
«Viviamo in una cultura in cui il sesso tende a essere ricreazionale piuttosto che relazionale», spiega Kerner. «Molte persone fanno un passo indietro per cercare di ridare al sesso un significato più profondo, un reale senso di connessione». E poi, c’è anche chi si prende un break per avere più tempo per sé.

Astenersi dal sesso, può essere utile per ritrovare se stesse? Partiamo dalle “credenze” anche anatomiche

Sul blog Mooncup Italia, abbiamo letto un articolo riportante la tesi di una ricerca condotta da RFSU (Associazione svedese per l’educazione sessuale) che propone un nuovo termine per designare l’imene: “corona vaginale.” Questo stravolge tutta la “teoria sulla verginità femminile”, in quanto la corona vaginale (imene) è il soggetto di molti miti e malintesi. Il più importante di questi è la nozione (errata) che l’apertura vaginale di una donna è coperta da una membrana che si rompe durante la penetrazione. Questo non è corretto e lo scopo dell’associazione RFSU è quello di dissipare miti e stereotipi e promuovere la conoscenza dei fatti reali. 

La verginità femminile è da sempre oggetto di discussioni, miti e incomprensioni

Attorno “all’idea di imene” si sono costruiti i capisaldi di società basate sul patriarcato, sulla proprietà esclusiva di un uomo su una donna. In molte culture “verginità” e “innocenza” sono sinonimi, il cui contrario è “colpevolezza” (con ampie sfumature che vanno dalla “vergogna” al “peccato”). Da una piccola porzione di pelle – molto probabilmente un residuo dello sviluppo fetale – si è stabilita, per molto tempo, la moralità di una donna.

Questo bisogno di purificazione è una moda o un retaggio culturale?

Come apprendiamo dal magazine Cosmopolitan, pare che il pensiero di tornare "vergini" sia passato anche nella mente di Mirana Kerr, Ciara, Nicki Minaj, Ashley Graham e Mariah Carey, ad un certo punto della loro vita hanno detto “no” al sesso! Ma nella vita reale, di una donna qualunque, l'astinenza che impatto ha nel quotidiano? Sempre su Cosmopolitan, Anna, 25 anni, racconta «Ho sempre affrontato tutte le mie rotture sentimentali con la tecnica del “chiodo scaccia chiodo”. Poi ho deciso di dedicarmi del tempo, una pausa riflessiva. Adesso sto bene con me stessa, so esattamente cosa voglio in un compagno, e so che lo troverò quando sarà il momento». 

Quindi per ritrovare se stesse bisogna rinunciare al sesso, almeno secondo molte donne.

Non esasperare nessuna dinamica forse può essere una soluzione

L'idea che per ritrovare se stesse sia necessario rinunciare al sesso, merita un lungo dibattito.

Se il sesso - ovviamente parliamo di occasionale - viene utilizzato come ibuprofene, analgesico, all'inquietudine, all'insicurezza, a tutte quelle dinamiche che esulano dalla ricerca del piacere, forse è meglio fermarsi e chiedersi se “la meccanica senza desiderio” sia solo un modo per non pensare a ciò che non ci appaga nel quotidiano. Oltre il sesso, questo atteggiamento, può indurre ad essere vittime, anche di giochi manipolatori, verso gli altri e verso sé .

Altresì se in un rapporto di coppia, sesso e amore non coincidono, rinunciare al sesso in attesa del vero amore a cui donare il nostro piacere, può altrettanto alterare un'aspettativa di appagamento verso l'altro. Godere, dare, darsi (soprattutto) piacere, può essere rigenerante e riequilibrare le proprie funzionalità.

E se proprio non hai voglia di condividerti con nessuno... AMATI per conto tuo!

La cultura sessuale femminile è spesso “un concept” ricco di immaginari indotti da un sapere molto maschile e stereotipato. Ad esempio si crede che la masturbazione femminile avvenga solo fra donne single, non appagate sessualmente, sole e poco attraenti, oppure avvenga tra donne “insaziabili” e libertine. Questo perché ci è stato detto che l’orgasmo femminile si può raggiungere solo tramite il rapporto con l’altro sesso. Ciò di conseguenza genera, oltre l’immaginario, immagini con riferimenti molto espliciti, che vanno oltre il piacere puramente appagante verso sé e banalizzano l’importanza di catalizzare il desiderio sessuale anche verso il proprio io, onorando la propria persona anche tramite questa pratica.

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