Rupi Kaur è una giovane donna, fenomeno Usa: “Chiamatemi pure Instapoet”. Opere e denunce sociali, nate sulla rete. Rupi Kaur ha venticinque anni, è nata in India ma è sempre vissuta in Canada.

sempre

mi caccio

in questo casino

dirmi che son bella

e quasi ci credo

sempre mi butto credendo

che lui mi afferri

in caduta

sono disperatamente

amante e

sognatrice e

questa sarà la

mia fine

Milk and honey (Tre60, 2017), trad. it A. Storti


La donna è mostrata, svelata, ribadita in"Milk and Honey" (TRE60 Edizioni) di Rupi Kaur

Censurata da Instagram per aver pubblicato una foto in cui mostrava la (anche la sua) quotidianità delle donne con le mestruazioni ha subito ribadito: << È venuto fuori tutto il loro odio verso le donne>>, rifiutandosi di chiedere scusa. Cresciuta in una cultura misogina, la poetessa nelle proprie opere (o contenuti social) racconta la violenza sessuale, la riscoperta del proprio corpo e della sua dignità, lo sforzo della cultura maschilista di annientare l'autostima delle donne e di farle sentire obbligatoriamente sbagliate, la capacità di reagire (anche grazie alla poesia) e la gioia di essere amate veramente per ciò che si ha dentro. 

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L'amore, il sesso e il piacere. Il punto di vista femminile

Ferire, amare, cadere, rinascere, scavarsi dentro: sono tutte esperienze, stati d'animo e modi di vivere che ogni donna, in qualsiasi parte del mondo, prova ciclicamente col passare degli anni. 

Milk and honey è diviso in quattro parti (o fasi): the hurting (il ferire), the loving (l’amare), the breaking (lo spezzare), the healing (il guarire).

Esperienze e stati d'animo che non solo appartengono a naturalmente all'universo femminile, ma che spesso vengono determinati dalla società in cui sono immerse, che vengono imposti dalla conduzione prettamente maschile della società. E proprio per raccontare il punto di vista femminile e incoraggiare le donne che non riescono a trovare la serenità in un mondo sessista, la poetessa e fotografa Rupi Kaur - originaria del Punjab ma residente sin dall'infanzia in Canada - ha pubblicato la silloge poeica milk and honey e ha scalato le vette della classifica del New York Times.

Mostrarsi su Instagram «flourish and nourish»

Le sue poesie parlano di paura, di miglioramento, di cadute, di delusioni, di riprese. A volte anche di capelli e occhi e peli. Parlano di stupro e abbandono, ma anche di specchi e coltelli. Nel 2014 le ha raccolte in un libro che ha autoprodotto, Milk and honey, ristampato con un editore un anno fa ed entrato nella pagina dei bestseller del New York Times.

Nella tradizione punjabi, il miele e il latte sono quelli che una volta da noi venivano chiamati ricostituenti. Non è solo ciò che ti fa stare meglio e ti rimette in forze: è ciò che ti viene prescritto (e quindi viene riconosciuto da una comunità per il suo potere) per farti sentire così.

Una delle riflessioni che accompagna Rupi nei suoi lavori è il rapporto tra donna e donna. Come individui o come comunità, la risposta che trova è sempre nel «power to uplift»: uplift in inglese significa sollevare sia fisicamente sia moralmente, è confortare ma anche motivare. E questo, per Rupi Kaur, è sempre stato il grande pregio che hanno le donne, − solo che non lo sanno.
O meglio: non sanno di poter portare questa capacità fuori dai confini dell’amicizia o della famiglia e di poterla far diventare una pratica globale, un’esercitazione spirituale e pratica per un miglioramento collettivo. Proprio come il latte e il miele sono ricostituenti, l’empowerment reciproco permette di «flourish and nourish» (letteralmente “fiorire/prosperare” e “nutrire/rafforzare”).