L’origine del termine “isteria” è riconducibile alla parola che nella Grecia antica indicava l’utero, Hustéra: anche gli egizi riconducevano all’utero la ragione di alcuni disturbi femminili, nel corso dei secoli, diagnosi e cure hanno continuato a intrecciarsi con ipotesi e credenze religiose. Solo nel Settecento fu introdotta una lettura neurologica degli attacchi isterici: fu un medico scozzese, Robert Whytt, a ipotizzare un collegamento tra “mente e anima” e a descrivere tra le manifestazioni della patologia: senso di soffocamento, tremore, paralisi locali, fames canina. Nonostante ciò, qualunque disturbo femminile associato alla rudimentale psichiatria dell’epoca, veniva ricondotto a una forma di isteria. Alle donne malate veniva consigliato come cura l’oppio o - in molti casi - il matrimonio (alle donne già sposate veniva consigliato di fare più sesso).

Masturbazione femminile: solo previa prescrizione medica

La masturbazione femminile fu teorizzata nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana (per epoca vittoriana si intende comunemente il periodo della storia inglese compreso nel lungo regno della Regina Vittoria, dal 20 giugno 1837 fino alla sua morte, avvenuta il 22 gennaio 1901) come cura per quell’insieme di disagi psicologici e psichiatrici raccolti sotto la definizione di isteria. Considerate inferiori agli uomini sul piano fisico ed emotivo, più deboli e disposte alla malattia, la maggior parte delle patologie di cui soffrivano le donne, veniva ricondotta a qualche forma di malfunzionamento degli organi genitali o dell’utero. Il “massaggio pelvico” veniva praticato solo da alcuni medici “specialisti” sulla paziente e poiché non c’era penetrazione non veniva in alcun modo associato a una pratica sessuale, benché l’obiettivo fosse quello di portare la paziente al “parossismo isterico”, definizione vittoriana dell’orgasmo.

Il primo vibratore

Un elettrodomestico come cura e rivoluzione sociale

Risale al 1899 il primo vibratore a batteria, concepito come strumento medicale e acquistato esclusivamente da medici per la cura delle pazienti. Bisogna attendere il 1902, quando l’azienda statunitense Hamilton Beach, commercializza il primo sex toy pensato per la vendita al grande pubblico. I “vibratori domestici” facevano il loro ingresso nelle famiglie, come massaggiatori utili a sciogliere la tensione muscolare, e rivolti sia agli uomini che alle donne. Furono il quinto “elettrodomestico” per importanza ad entrare nelle case.

Negli anni Venti i vibratori cominciarono a essere usati nell’industria pornografica e a essere pubblicamente associati a pratiche sessuali, smisero quindi di essere associati a strumenti medici.
Bisogna attendere il famigerato 1968, per conoscere il primo vibratore senza fili, come simbolo emblematico dell'emancipazione sessuale femminile.

Sex Toy una storia di imprenditoria al femminile

La sessuologa Ava Oiknin, che lavora con le ostetriche italiane e con l’organizzazione Intimaluna  (distributore ufficiale Fun Factory Italia) è la responsabile scientifica della formazione per l’azienda tedesca Fun Factory, che dal 1996 produce giocattoli erotici. Ava fa parte di un team tutto femminile che sovrintende la produzione nella fabbrica di Brema: raccoglie le opinioni di 200 tester sparse in giro per l’Europa e insieme ad altre esperte dà suggerimenti su come crearli. In una intervista per il magazine Cosmopolitan Italia dichiara: «Una volta ho tenuto un corso a un gruppo di giornalisti maschi: mi chiedevano stupiti come mai non facciamo sex toys realistici. Per loro sarebbe stata la cosa più naturale del mondo. Non capivano la fantasia delle donne: noi amiamo giocattoli erotici colorati, belli da vedere, che siano, appunto, un gioco e non una brutta rappresentazione della realtà. Il gioco è fantasia, anche se ha a che fare con il sesso, e anche se a giocare sono donne adulte».
Molti dei designer di Fun Factory sono donne, come Alina Eynck, 23 anni, che ha creato il vibratore per punto G Mr. Boss e Simone Kalz, 44 anni, che ha ideato Volta, uno stimolatore clitorideo rapidissimo che mima il movimento delle dita. Insomma finalmente non solo le donne si comprano sex toy a proprio piacimento, ma se li disegnano come li desiderano.

Tecnologia e piacere

FUN FACTORY è uno dei più grandi produttori europei di love toy in silicone e un'azienda innovatrice, che unisce l'esperienza dell'ingegneria tedesca con il piacere di sperimentare, per creare prodotti di alta qualità e dal design unico. Prestigiosi premi è un'attenzione virtuosa al prodotto: tutti i sex toy FUN FACTORY sono realizzati con materiali 100% body-safe e ogni passaggio del processo produttivo, dalla progettazione all'imballaggio, si svolge nella fabbrica a Brema, in Germania. Dal 1996 vengono utilizzati metodi eco-friendly e politiche di lavoro eque per produrre prodotti tanto amati in tutto il mondo.